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193.
Competizione (2°parte)
by Dani
Nel
primo articolo della serie Competizione abbiamo visto la versione pura e
la versione distorta della determinante del valore competitivo. Oggi tratteremo
invece la versione pura e la versione distorta della definizione di valore
competitivo.
Oggi
parliamo quindi del pensiero del Valore del Lavoro (o
Valore-Lavoro, magnetico) e del connesso pensiero distorto del Valore
dell'Utilità (o Valore-Utilità, elettromagnetico), ossia
rispettivamente la forma pura e la forma distorta della definizione
di valore competitivo. E' importante precisare subito che
il Valore del Lavoro ed il Valore dell'Utilità non sono né puri né
distorti in quanto tali, al pari di ogni forma
qualitativa o quantitativa di una data parola e/o azione o di un qualsiasi bene o servizio. Ciò che stiamo
analizzando qui è la loro definizione solo ed esclusivamente in quanto
definizioni del valore competitivo.
Il
Valore del Lavoro può essere definito come il "valore soggettivo
attribuito ad una data parola e/o ad una data azione"; il Valore
dell'Utilità può essere invece definito come il "valore
soggettivo attribuito ad un dato bene o servizio". E' chiara quindi
la distinzione tra tali due concetti: mentre il Valore del Lavoro
considera il valore umano come oggetto di stima, il Valore
dell'Utilità considera il valore del prodotto umano come oggetto
di stima. Mentre cioè il Valore del Lavoro è un valore spirituale
ossia che misura il valore dell'essere umano in quanto tale, il Valore
dell'Utilità è un valore materiale ossia che misura il valore
dell'essere umano in quanto lavoratore.
Sia
il Valore del Lavoro sia il Valore dell'Utilità sono valori soggettivi
poiché soggettivo è per definizione il modo di valutare la qualità
del contenuto di una data parola e/o azione e la qualità del contenuto
di un dato bene o servizio. Parliamo di "qualità" perché il
Vero Valore è una qualità e non una quantità, esso deve cioè essere
innanzitutto un'essenza ontologica (vedi Vero
Valore). Pur essendo soggettivo, tuttavia, il Valore dell'Utilità
non è un Vero Valore poiché è un Valore puramente fenomenologico.
Facciamo
notare che non stiamo qui negando il fatto che l'Utilità possa avere in
sé un Valore ontologico, bensì che non può averlo in quanto
definizione del valore competitivo. Abbiamo già visto peraltro, nel
primo articolo della serie, come l'Utilità abbia un Valore ontologico
in quanto determinante del valore competitivo, essendo in tal caso essa
stessa una qualità del Valore.
Il
Valore del Lavoro genera la legge (competitiva) del prezzo dovuto,
ossia quella legge secondo la quale i prezzi dei beni e dei servizi sono
determinati in base all'Utilità del Lavoro contenuto, ossia
considerando l'Utilità come determinante del valore competitivo (che
genera come già visto la legge del costo di produzione) ed il Valore
del Lavoro come definizione del valore competitivo.
Il
Valore dell'Utilità genera invece la legge (concorrenziale) del
prezzo richiesto, ossia quella legge secondo la quale i prezzi dei
beni e dei servizi sono determinati in base alla Scarsità
dell'Utilità dei beni e servizi, ossia considerando la Scarsità
come determinante del valore competitivo (che genera come già visto la
legge della domanda e dell'offerta) ed il Valore dell'Utilità come
definizione del valore competitivo.
Si consiglia di intendere di
rilasciare la forma-pensiero del Valore dell'Utilità in quanto definizione del valore
competitivo al fine di ascendere nell'energia puramente magnetica. A tal fine si
può chiedere il supporto della propria Anima, di Madre Terra, degli Angeli e di
Dio/Dea.
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