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Cosa, Come e Perché
by Dani
Ci sono 3 domande che ognuno di noi
dovrebbe porsi per essere certo di poter ascendere in modo completo e
comprendere la realtà delle cose, anche nei rapporti umani. Queste 3 domande
sono: Cosa?, Come? e Perché?.
Tali domande possiamo completarle
con due verbi che rappresentano rispettivamente il lato emotivo ed il lato
mentale della realtà. Il lato emotivo si può indicare con il verbo Fare
mentre il lato mentale si può indicare con il verbo Essere. Per crescere
in modo completo dobbiamo dare la stessa importanza ad entrambi i nostri lati,
emotivo e mentale.
Quindi per crescere in modo completo
dal punto di vista emotivo dobbiamo porci le 3 domande: Cosa fare?, Come
farlo? e Perché farlo? . Il Cosa Fare è un pensiero che si basa
sull'esperienza di vita e che viene automatico con il passare del tempo per
quelle azioni che sono ripetitive. Ad esempio il movimento muscolare per
camminare, parlare, prendere oggetti, ecc. Il Come Farlo è una azione che
diviene anch'essa automatica quando il pensiero del Cosa Fare diviene anch'esso
automatico. Il Perché Farlo è un pensiero che si basa sull'esperienza di vita
e che quindi varia da persona a persona e non esiste un giusto ed uno sbagliato
assoluto. Ognuno ha le sue motivazioni del perché si comporta in un certo modo.
Per crescere invece in modo completo
dal punto di vista mentale dobbiamo porci le 3 domande: Cosa è?, Come
è? e Perché è?. Utilizziamo qui la terza persona per indicare
qualsiasi cosa, l'Io compreso, nel qual caso potremmo anche dire Cosa sono? Come
sono? e Perché sono?. Il Cosa E' ed il Come E' sono due pensieri che
equivalgono al cercare di capire il cosa ed il come della realtà esterna e
della realtà interna (decidere come comportarsi con gli altri), e che quindi
comprendono in sé le 3 domande connesse al "Fare" di cui sopra.
Quando decido infatti "cosa e
come sono" decido di comportarmi in un certo modo, il che equivale alla
comprensione del Cosa Fare, Come Farlo e Perché Farlo che si basa
sull'esperienza di vita e che varia da persona a persona. Seguendo l'approccio
mentale, cioè, decido di comportarmi in un certo modo perché ho una idea di
cosa e come sono, e posso averlo stabilito solo riflettendo sull'esperienza
emotiva mia ed altrui.
Una persona può decidere cioè come
comportarsi non solo sulla base dell'esperienza emotiva (Cosa, Come e Perché
fare) ma anche sulla base del modo in cui si definisce rispetto all'esterno
(Cosa e Come sono). Io mi definisco infatti solo rapportandomi all'esterno,
altrimenti non riuscirei a definirmi e sarei indefinito.
Ma dato che il definirsi rispetto
all'esterno è possibile solo riflettendo sull'esperienza emotiva, esso equivale
all'approccio emotivo basato sull'esperienza emotiva ma aggiunto di una maggiore
riflessione personale. In sostanza il comportamento perfetto si può raggiungere
sia attraverso un approccio emotivo sia attraverso un approccio mentale, con la
differenza che l'approccio mentale è più rapido in quanto aggiunge
all'esperienza emotiva una maggiore speculazione e riflessione sull'esperienza
stessa.
In questo senso possiamo dire
che la comprensione emotiva è compresa nella comprensione mentale e che quindi
la comprensione mentale è superiore a quella emotiva. Sebbene cioè sia vero
che per crescere in modo completo dobbiamo crescere sia umanamente
(emotivamente) sia mentalmente, è vero altresì che l'approccio mentale alla
vita (la ricerca dell'Essenza delle cose) è superiore all'approccio
emotivo (la ricerca del Comportamento ideale), in quanto lo comprende in
sé e va oltre.
Ci rimane il Perché E', e quindi
anche il perché io sono. Questa domanda è la differenza fondamentale tra
l'approccio mentale e quello emotivo. Ed è la domanda che rende l'approccio
mentale più completo di quello emotivo. Questa è la domanda filosofica per
eccellenza, che ricerca cioè il perché delle cose. Ed è la domanda che ogni
bambino pone ai genitori, dato che solitamente comprende da solo il cosa ed il
come della realtà, nella speranza di trovare qualche risposta. Ma il fatto è
che nessuno a parte Dio può avere la certezza del Perché della realtà, dato
che è Lui che ha creato la realtà in questo modo.
L'essere umano può avere una
certezza apparente del perché delle cose che egli stesso ha creato (es.
oggetti, scienze, tecnologie, arti). Dico apparente perché anche per le cose
create dall'uomo vi è un perché più profondo e che l'essere umano stesso non
riesce a comprendere, e che prende in considerazione tutta la realtà, quando
l'uomo può invece percepirne solo una piccola parte. Del perché del Creato di
Dio (compreso quindi l'essere umano), poi, non può naturalmente averne
certezza.
Sebbene l'essere umano non possa
avere la certezza del perché delle cose, la sfida di un essere umano sta
proprio qui: sforzarsi di comprendere il perché Dio ha creato le cose in un
certo modo (o per gli atei il perché la realtà funziona in un certo modo).
Presupponendo che Dio esista e che sia veramente intelligente, è probabile che
non abbia creato nulla in modo casuale e che nulla di ciò che succede sia
quindi casuale. E se è veramente intelligente, è probabile che premi la
volontà di chi ricerca la Verità Assoluta, e cioè il Perché di Tutto. Nella
speranza che sia proprio così…
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