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150.
La misura della realtà
by Dani
Tutto
ciò che è limitato, e quindi ogni cosa fatta eccezione per l'Assoluto (che è
infinito), può essere compreso solo se posto a confronto con qualcosa d'altro,
anch'esso limitato. La finitezza di una data cosa, infatti, è tale rispetto a
qualcosa d'altro: una cosa finisce ed è finita dove ne inizia un'altra.
Tuttavia, sebbene si possa notare la finitezza di una data cosa se posta a
confronto con l'Assoluto, non se ne può comprendere la natura. In altre parole:
mentre di una cosa se ne può percepire sensorialmente la forma se posta a
confronto con l'infinito, non se ne può però comprendere la funzione,
ossia il bisogno.
La
funzione di una cosa può essere compresa solo in una realtà limitata, ossia
solo se posta a confronto con altre cose finite. Solo in tal caso, infatti,
diventa necessario distribuire le funzioni: a fianco dell'Assoluto, invece, la
propria funzione è per definizione nulla poiché ogni funzione è senz'altro
una funzione dell'Assoluto.
L'esistenza
di più di due cose finite determina automaticamente la necessità di creazione
di una misura: la misura della funzione, ossia la misura del bisogno. Per
determinare cos'è una data cosa, cioè, bisogna determinare il bisogno della
sua esistenza.
Ogni
vera Misura è una misura del bisogno, poiché nulla di cui non c'è bisogno ha
alcun valore agli occhi dell'Assoluto. Egli non spreca risorse: solo ciò che ha
valore merita di esistere.
E'
su tali basi che sono state create le Leggi divine (Leggi di comunione e Leggi
della Vita, vedi Glossario), che sono gli
esempi per antonomasia di misura. Secondo la Legge del merito, il valore è
proporzionale all'evoluzione spirituale, dello Spirito e/o della forma umana.
Secondo la Legge del tutto è uno, il valore è proporzionale al servizio
prestato gratuitamente a supporto degli altri. Secondo le Leggi della Vita, il
valore è proporzionale all'evoluzione spirituale (a ciò che si pensa). Secondo
le Leggi divine, quindi, il valore è proporzionale a due fattori: l'evoluzione
ed il servizio. Per fare entrambe le cose si necessita di Volontà: essa è
quindi l'unica vera determinante del valore delle cose. E' quindi lo Spirito ad
avere valore, poiché la Volontà indica la capacità creativa dello Spirito.
Ogni
vera Misura è quindi, in ultima analisi, una misura del bisogno di Spirito:
una misura della quantità e qualità di Spirito di cui c'è bisogno. Come si fa
a stabilire quale sia la quantità e qualità di Spirito di cui c'è bisogno? E
come si determinano tali quantità e qualità nei singoli casi concreti?
Ebbene,
nessun Essere finito può stabilire tali quantità e qualità: solo l'Assoluto,
attraverso l'applicazione delle Leggi divine da lui create, può stabilire il
valore dello Spirito e le conseguenti vere misure del bisogno di Spirito.
Tutte
le misure create dall'umanità, di conseguenza, sono misure umane: misure
non solo del bisogno umano, ma anche del desiderio umano. Mentre
cioè le misure divine soddisfano solo ciò che serve, le misure umane
soddisfano anche tutto ciò che si desidera, tralasciando il fatto che i bisogni
siano o meno soddisfatti. Solo quelle misure umane che soddisfano anche
ed in primis il bisogno sono in sintonia con le misure divine. E solo
tali misure, quindi, possono essere applicate nello spazio-tempo qualora le
misure divine siano dominanti.
L'applicazione delle
Leggi (misure) divine, le vere Misure, è sempre esistita sin dall'inizio dello
spazio-tempo. Le
misure divine, tuttavia, sono dominanti rispetto alle misure umane solo in proporzione alla
quantità e qualità di Spirito incarnato nello spazio-tempo. Maggiore è la
quantità di Spirito nello spazio-tempo, minore è l'applicazione delle misure
umane che non soddisfino innanzitutto i bisogni; e minore è altresì la
predominanza (priorità) delle misure umane su quelle divine.
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