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101.
Vero Prezzo e Vero Interesse
by Dani
Analizzato il concetto di
Moneta, possiamo ora affrontare un altro concetto logicamente successivo a
quello di Moneta: l'Interesse. Non può infatti esistere Interesse senza Moneta
(in quanto l'interesse stesso è una quantità di moneta, come vedremo meglio) ma può esistere Moneta senza
Interesse (ad esempio una donazione).
L'Interesse è
solitamente definito come il "prezzo della Moneta". Ma la Moneta può avere un prezzo oppure no? Vediamo meglio.
Il termine prezzo indica una
quantità di Moneta ritenuta idonea a misurare il valore di un bene o di un
servizio. Al fine di determinare cosa sia un Vero Interesse, dobbiamo prima
determinare cosa sia un Vero Prezzo, essendo l'Interesse considerato un prezzo.
Un Vero Prezzo si deve basare su
un Valore Soggettivo e su una Vera Moneta, e quindi di conseguenza anch'esso
deve esistere a livello ontologico, epistemologico e fenomenologico. Un Vero
Prezzo è quindi essenza spirituale, essenza filosofica e sostanza.
Ora, di per sé qualsiasi bene o
servizio è prezzabile: data la soggettività del Vero Valore, possiamo creare
un Vero Prezzo per qualsiasi cosa nel momento in cui abbiamo una Vera Moneta. Ma
è possibile prezzare la Moneta stessa, cioè il mezzo e la misura stessa del
valore del prezzo?
Per capire meglio la questione
dobbiamo distinguere tra soggetto e oggetto del misurare. Il soggetto del
misurare è ciò che misura, cioè la Moneta: essa è l'agente
misurante. L'oggetto del misurare è invece ciò che è misurato,
cioè il valore.
Ora, il prezzo è come detto una
quantità di Moneta. E' cioè una quantità di misura del valore. Esso quindi è
una quantità di misura, e non una quantità di valore. Cosa
significa questo? Significa che il Vero Prezzo è soggetto del misurare, in
quanto misura stessa, e non oggetto del misurare (cioè valore).
Quindi dire "prezzo della
moneta" equivale a dire "moneta della moneta" o "misura
della misura", dato che sia il prezzo sia la moneta sono quantità di
misura: nel primo caso una specifica quantità di misura, nel secondo
caso una generica quantità di misura (tanto che moneta e misura del
valore sono utilizzati oggi come sinonimi).
Nel termine "prezzo della
moneta", in altre parole, la moneta non è una specificazione del prezzo
bensì il prezzo stesso, anche se nella sua accezione generica e non specifica di
misura del valore.
Il Vero Prezzo è tale quindi
solo se è misura del valore (specifica) di un qualcosa diverso da sé. Non è
possibile infatti essere misura di se stessi: una misura per essere tale
necessita di un oggetto da misurare che sia distinto dalla misura stessa
(soggetto).
Non può quindi per Logica
esistere un Vero Prezzo di una Vera Moneta. Se ne deduce che ogni forma di
Interesse sulla moneta, inteso come prezzo della stessa, è logicamente non corretto e quindi non vero. Ma se non
può esistere un prezzo della moneta,allora il termine Interesse indica un
qualcosa di diverso da un prezzo. Cosa esattamente?
Un prezzo indica quella
quantità di moneta che, utilizzando delle macrocategorie, corrisponde alla
somma tra i costi di produzione [1] ed un eventuale profitto. Ora, dobbiamo
distinguere tra l'interesse sulla moneta creata dal nulla e l'interesse sulla
moneta già esistente.
Nel primo caso, i costi di
produzione sono di conio o tipografici e di gestione (considerando le monete
odierne, metallica e cartacea); la differenza tra il Valore nominale (o Valore
di produzione) della moneta e i costi di produzione è un profitto. Dato che
come spiegato sopra non esiste un prezzo della moneta, l'Interesse sulla moneta
creata dal nulla non può che tradursi in un ulteriore profitto, dato che di certo
non è né Valore nominale (tale interesse non aumenta il valore della moneta
emessa) né costo di produzione (è anzi un ricavo dato che viene chiesto come
pagamento di qualcosa ceduto, in questo caso la moneta).
Nel secondo caso, i costi di
produzione sono solo costi di gestione (dato che nulla viene prodotto, in quanto tale moneta già
esiste, non esistono costi di conio o tipografici); non esiste un profitto inteso come differenza tra Valore
di produzione e
costo di produzione, dato che nulla viene prodotto (il valore della
produzione o valore nominale della moneta, cioè, è già dato a monte). Dato che come
spiegato non esiste un prezzo della moneta, l'Interesse sulla moneta già
esistente non può che tradursi anch'esso in un profitto, per gli stessi
motivi del primo caso.
L'interesse quindi è
un profitto. Ma può esistere un profitto sulla cessione di Moneta? Può esistere, in
altre parole, uno spread tra il valore nominale presente della moneta
ceduta ed
il suo valore nominale futuro? L'interesse chiesto sulla moneta
ceduta (in prestito od in vendita)[2], infatti, è esso stesso una quantità di moneta, una
quantità di misura del valore, in forma di profitto. Tale quantità di misura
del valore che deve essere scambiata in aggiunta alla moneta ceduta appartiene
al valore nominale. Per capirlo meglio, facciamo un esempio utilizzando un bene
qualsiasi. Se io chiedo, in cambio della cessione di 10 mele oggi, 12 mele
domani, allora il valore nominale [3] di oggi offerto (10) è inferiore al
valore nominale di domani (12). La differenza è un profitto, ma tale profitto
è compreso nel valore nominale del bene, come ogni profitto. Lo stesso vale per
la moneta: l'interesse è parte del valore nominale della moneta in un momento
futuro.
L'interesse è quindi un
profitto vero e proprio sulla moneta. Ma come spiegato nell'art.100,
la Vera Moneta è di proprietà del popolo e quindi solo il popolo può
appropriarsi di un profitto sulla cessione di moneta, sia che si tratti di
vendita sia che si tratti di prestito. Entrambi i tipi di cessione, infatti,
presuppongono la proprietà dell'oggetto ceduto, in questo caso la Moneta. E la
proprietà della stessa, in una comunità in cui tale Moneta circola come moneta legale, è del popolo.
Un Vero Interesse è
quindi un profitto di proprietà del popolo. Il Vero Interesse è quello che
viene anche chiamato Signoraggio (vedi art.100).
Quel profitto, invece, che deriva dalla cessione di Moneta e che non viene
distribuito egualmente tra tutti i legittimi proprietari (tutti i membri della
comunità che accetta la circolazione di tale misura del valore) non è un Vero
Interesse, ma trattasi di Usura: ossia di un profitto di cui un non legittimo
proprietario si è ingiustamente appropriato. La comunità nel suo complesso in quanto
unità collettiva e
legale è infatti proprietaria della moneta: nessun soggetto al di fuori della
comunità stessa (né soggetto esterno né soggetto parte di essa) può
correttamente ritenersi proprietario della Moneta ivi circolante ed appropriarsi
di un profitto derivante dalla sua cessione.
Note:
[1] facciamo rientrare per
comodità nel termine "costi di produzione" tutte le categorie di
costi attribuibili all'attività di produzione.
[2] nel sistema monetario
attuale chi crea moneta (sistema bancario) la cede a prestito solitamente, ma
nulla vieta che possa venderla. Una vendita di moneta equivale ad una donazione
pari al valore nominale dedotto l'eventuale interesse: se fatta da chi crea
moneta può essere chiamata anche "emissione a credito" o
"moneta-credito". Anche chi non crea moneta può sia prestarla sia
venderla.
[3] in questo caso, non esiste
differenza tra valore nominale e valore reale non trattandosi di moneta. Solo la
moneta, infatti, può avere un valore nominale ed uno reale a causa della
distinzione tra moneta come bene in sé (valore reale) e moneta come misura
(valore nominale).
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